Scheda Orto Botanico

Orto botanico di Padova: la nuova ala

Sei climi per il nuovo Orto Botanico

 
Premessa

Nell’approccio al tema del restauro e della valorizzazione dei beni culturali presenti nell’Orto Botanico dell’Università di Padova, va posto, quale premessa, che con il termine “bene culturale” si intendono sia gli elementi architettonici, sia i beni vegetali che compongono la maggior parte del bagaglio storico culturale e che rappresentano la ragion d’essere dell’orto botanico.

Inoltre la tutela dei giardini storici è considerata un obiettivo primario anche dalle carte del restauro che tutelano (art.2) “i giardini e i parchi che vengono considerati di particolare importanza” nonché “le operazioni volte ad assicurare la salvaguardia e il restauro dei resti antichi” ed indicano per il termine restauro “qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e a trasmettere integralmente al futuro le opere e gli oggetti”. E’ su tale linea che si è sviluppato il progetto di restauro dell’Orto Botanico e del suo ampliamento verso l’area dei “Tre pini”.

Vista panoramica dell'Orto Botanico di Padova

La valenza culturale degli Orti Botanici: Gli Orti Botanici, in particolare quelli di antica tradizione, rappresentano una realtà complessa in cui arte, scienza e storia sono egregiamente e inscindibilmente legati assieme. Essi, mettendo al centro dell’attenzione i caratteri, le regole e i vincoli del mondo vegetale, in una cornice d’estremo interesse storico-artistico, rappresentano effettivamente un punto d’incontro di questi due aspetti della nostra cultura, spesso mantenuti artificiosamente separati. Ciò vale in particolare per l’Orto Botanico di Padova (1545), cui spetta il primato di essere il più antico Orto Botanico esistente nel mondo.

serra di Goethe

Metodi d’approccio al tema del restauro e della nuova progettazione: Il progetto di restauro delle parti storiche e la progettazione delle parti di nuova acquisizione è stato improntato a criteri che conferiranno alle due parti dell’Orto Botanico una loro fisionomia peculiare, storico-culturale per la prima e sperimentale-espositiva per la seconda, in una visione unitaria. Gli aspetti museali espositivi, didattici e di accoglienza per il pubblico sono stati posti accanto a strutture che possano rendere possibili attività scientifiche qualificanti e di moderna impostazione. L’attività divulgativa dovrà affiancarsi all’attività scientifica.

Concept

Il tema della biodiversità guida il progetto della nuova ala dell’orto botanico di Padova e muove dalla riflessione sul ruolo fondante di questo istituto nel XXI secolo, a cinquecento anni dalla sua nascita.

Le linee principali sono state tratte da una attenta analisi del Piano d’Azione per gli Orti Botanici dell’Unione Europea (Action Plan for Botanic Garden in the European Union), documento prodotto dal Botanic Gardens Conservation International (BGCI, Richmond, UK) nel 2000. Tale Piano d’Azione si propone di rafforzare il ruolo degli Orti Botanici nel panorama della cultura europea e di fornire una dimensione internazionale alla cultura ed alla conoscenza del mondo vegetale. L’importanza della conoscenza scientifica, storica e culturale della conservazione e gestione della biodiversità e delle risorse ambientali, sono divenuti dopo la conferenza di Kyoto patrimonio della cultura mondiale. Il piano definisce sinteticamente le categorie di intervento che sono altrettanti obiettivi di lavoro e di sviluppo della conoscenza:

  • Scienza e Orticoltura
  • Patrimonio, Cultura e Turismo
  • Conservazione della biodiversità
  • Educazione, Formazione e Consapevolezza
  • Comunicazione e cooperazione

biomi
biomi diagramma

All’interno di questi obiettivi la formazione della consapevolezza dell’importanza della biodiversità è il messaggio che il nuovo Orto Botanico deve comunicare ai suoi nuovi visitatori. Raccontare la biodiversità vegetale presente nel nostro pianeta e interpretare i fenomeni che la determinano emerge come obiettivo scientifico ed esperienziale, da rappresentare attraverso i biomi terrestri, ovvero la combinazione tra temperature e precipitazioni in aree omogenee del pianeta.

I biomi possono dunque rappresentare un valido schema di riferimento per un primo approccio alla descrizione della diversità della copertura vegetale presente sulla Terra. Così come il globo terrestre è suddiviso in regioni climatiche, orientate all’incirca come i paralleli terrestri, l’area di progetto è stata suddivisa in fasce tra loro parallele, disposte in direzione est-ovest, a richiamare la disposizione dei biomi del nostro pianeta. Il visitatore entra passando attraverso uno stretto passaggio che taglia una collinetta di terra, toccandone con mano la matericità, in un punto dal quale ha la visione immediata dei diversi biomi che le cinque serre manifestano nella loro grandezza degradante, a rappresentarne la biodiversità vegetale con le sue capacità di adattarsi ai diversi ambienti.Le piante crescono anche negli ambienti più estremi, tuttavia non sono distribuite casualmente sulla superficie terrestre, ma piuttosto a seconda delle diverse esigenze ecologiche di ogni specie. Il nostro pianeta, d’altra parte, è caratterizzato da una molteplicità di condizioni ambientali determinata dall’interazione di diverse categorie di fattori (climatici, edafici, biotici). Specie con esigenze ecologiche simili nei riguardi dei fattori ambientali tendono ad aggregarsi tra loro costituendo formazioni vegetali, riconoscibili in base a caratteri floristici e strutturali che sono loro propri. Sinteticamente, tali formazioni vegetali si identificano con i principali biomi terrestri, la cui distribuzione è determinata dalle diverse condizioni climatiche (temperature e precipitazioni) che caratterizzano il nostro pianeta.

3d area orto botanico

Uno degli aspetti più importanti per un orto botanico attuale è la capacità didattica di trasmettere, anche con forti emozioni visive, la necessità sempre più urgente e sentita di mantenere viva la biodiversità del pianeta, proprio in un momento storico nel quale un modello di sviluppo non sostenibile sta mettendo a repentaglio molte specie vegetali ed animali e i loro habitat. Entrare nell’ampliamento dell’orto botanico sarà come entrare nella sezione di un emisfero del globo terrestre, dove le fasce simbolizzano le zone climatiche del pianeta: dall’ampia zona delle serre tropicali, a nord della nuova area, in cui gli specchi d’acqua all’interno delle serre e all’esterno rappresentano gli alti indici di umidità relativa, luce e temperatura propri di questo clima. Seguendo questo tracciato ideale nord-sud lungo un meridiano terrestre, verso la zona sud dell’area dei Tre Pini, si attraversano le fasce del clima tropicale, arido caldo, temperato sino ad arrivare al clima subartico.

planimetrie di progettoIl layout del progetto può paragonarsi, in termini figurati, allo srotolamento sull’area del sito del tappeto vegetativo che copre il pianeta terrestre.

Entro ciascuna delle fasce climatiche, sul lato orientale, la serra contiene la flora corrispondente al bioma rappresentato, affiancata da zone espositive in cui è allestito un percorso didattico di supporto. Sul lato occidentale, la sistemazione paesaggistica esterna riflette – in modo talvolta letterale, talvolta in modo simbolico – l’illustrazione caratteristica della flora propria del bioma trattato.

La variazione dei livelli di temperatura, luce e acqua disponibili lungo questo percorso attraverso le zone bioclimatiche, è rappresentato dal degradare dell’estensione di ciascuna zona e delle dimensioni della serra corrispondente. Al massimo livello di biodiversità proprio dei climi tropicali corrispondono la fascia di più ampia superficie e la serra di maggior dimensione.

Tale relazione continua attraverso i vari climi, fino a giungere alla piccola superficie della zona dedicata al clima subartico, in cui la biodiversità raggiunge livelli minimi a causa del difficile adattamento della vita vegetale a queste condizioni climatiche. Il termine di tale percorso visivo è dato dall’ingresso della pianta nello spazio, passaggio ultimo di adattamento estremo a condizioni climatiche impossibili dal punto di vista naturale, ma rese possibili dalla tecnologia e dalla volontà dell’uomo di superare i limiti fisico-naturalistici sinora conosciuti, nel tentativo di “esportare” la vita oltre la superficie terrestre.

Progetto architettonico

Le scelte progettuali sono maturate considerando con grande attenzione il contesto paesaggistico in cui si va ad insediare la nuova ala dell’orto, in particolare la salvaguardia della prospettiva scenica creata dall’imponente apparato architettonico circostante della Basilica di Santa Giustina con le sue cupole a sud e della Basilica del Santo a nord e la constatazione del carattere minore e dimesso delle proprietà confinanti con l’area dei Tre Pini, nonché la labilità del confine ovest.

schemi preliminari del contesto

Il primo obiettivo che ci siamo posti è stato quello di utilizzare questi elementi per farne i punti di forza della proposta progettuale. Abbiamo ritenuto che l’unicità e il valore architettonico del contesto in cui l’area dei Tre Pini è inserita rendessero imperativa la subordinazione dei nuovi volumi costruiti agli elementi storici del contesto. Salvaguardare la vista del fianco nord di S. Giustina, in particolare, è stata la prima preoccupazione. I volumi di nuova costruzione sono disposti lungo i confini est e sud dell’area dei Tre Pini in modo da mantenere libera la visuale verso la basilica. I volumi maggiori della serra tropicale e delle palme sono localizzati all’estremità nord-est, dove l’impatto del costruito viene mitigato dalla densa e alta alberatura presente. Il confine occidentale, che attraversa a metà il campo sportivo del complesso della Provincia Veneta del Gesù, risulta essere un segno completamente artificiale nel tessuto urbano dell’area, non relazionandosi ad alcun elemento naturale o costruito. Pur avendo mantenuto la proposta progettuale all’interno dei confini dati, abbiamo considerato importante lasciare aperta l’ipotesi di una possibile futura espansione dell’orto botanico oltre l’attuale confine ovest, entro il campo sportivo. A tal proposito, abbiamo evitato, per quanto possibile, la costruzione di strutture permanenti lungo questo lato e trattato la sistemazione paesaggistica in modo da consentirne la naturale continuazione, in futuro, oltre l’attuale confine.

viste aerre di progetto
Il tema dell’acqua, ampiamente presente, proviene dalla successione storica di usi del sito, dalle coltivazioni agrarie segnate da canali irrigui, alla peschiera, al lago del parco ottocentesco Cecchini-Pacchierotti. Le diverse zone climatiche proposte nel progetto architettonico sono separate tra loro dall’acqua, così come i campi dei benedettini erano solcati dai canali di irrigazione. L’uso agricolo del sito entro la cinta fortificata veneziana e la sua organizzazione agraria in campi da parte dei benedettini; la suddivisione di campi, vigneti e frutteti ottenuta con filari di alberi e “viti maritate”; la rete di canali irrigui alimentati dalle acque del canale Alicorno formano nel complesso l’immagine molto suggestiva (e particolarmente calzante per un orto botanico) di un paesaggio agrario urbano di cui si è persa quasi ogni traccia. La memoria dei canali è ricreata da un sistema di vasche d’acqua, disposte a “cascata” su livelli diversi, che raccolgono l’acqua piovana intercettata dall’ampia superficie dei tetti delle serre e utilizzata per l’irrigazione. L’acqua è quindi elemento dedicato al recupero della memoria di quel paesaggio agrario urbano ora smarrito.

Ognuna delle cinque serre accoglie la flora corrispondente al bioma rappresentato ed è affiancata da zone espositive in cui è allestito il percorso didattico.

Il complesso di serre, 110 metri di lunghezza per 18 di altezza e 30 di profondità, oltrepassa la superficie terrestre e arriva nello spazio per illustrare i nuovi confini della scienza botanica.

serre interno ed esterno

Allestimento

Nel nuovo “giardino delle zone climatiche”, i percorsi didattici sono sviluppati dando priorità al rapporto tra pianta e ambiente. All’interno di questo principale schema concettuale, il tema la pianta e l’uomo è sviluppato nel contesto di ciascuna zona climatica, illustrando l’uso di varie piante in determinati periodi storici. L’adiacenza tra ‘zone museali’ e serre consente una diretta e immediata correlazione tra ambiente naturale e utilità storica delle piante, tra la “naturalità” della crescita spontanea dei vegetali sulla terra e la “artificialità” dell’uso e delle modifiche che il fattore antropico ha apportato nella storia.

la pianta nello spazio

Il terzo percorso didattico, dedicato alla pianta nello spazio, diventa un’ulteriore variazione sul tema della vita vegetale in funzione delle condizioni ambientali. In un contesto di assenza totale di condizioni naturali favorevoli alla vita delle piante, come l’interno di una navicella spaziale o una colonia su un altro pianeta, queste devono essere ricreate in un sistema artificiale, in modo da innescare la fotosintesi, processo essenziale per permettere la vita. Tre le situazioni proposte in questa sezione un primo spazio ricreerà l’ambiente di una navicella spaziale in viaggio verso il pianeta Marte. Le condizioni per la vita vegetale sono date dalle tecniche di coltivazione idroponica organizzate secondo cicli di vita prestabiliti. Un secondo ambiente rappresenterà le coltivazioni da realizzare nel suolo lunare all’interno delle cavità create dalle colate laviche: i “lava-tunes”. Questi ambiti consentono di effettuare coltivazioni di vario tipo al riparo dalle pesanti radiazioni che colpiscono il suolo lunare. La terza ed ultima ambientazione intende ricreare situazioni di pianeti o di asteroidi con presenza di atmosfera in analogia con quanto potrebbe essere su Marte. La presenza di strati gassosi consente di collocare le future colonie umane al di sopra delle crosta marziana, parzialmente riparata dalle radiazioni.

Al piano terra, i visitatori sono accolti in un ampio spazio di orientamento dotato di aree per la sosta e il ristoro da dove si può accedere ai tre percorsi espositivi al primo piano, o accedere direttamente al percorso organizzato per zone climatiche attraverso le serre, piuttosto che alla sala conferenze e ai laboratori.

visitor center

Prima di entrare nell’Orto, in prossimità dell’entrata storica, il visitatore attraversa il visitor center, spazio che svolge un ruolo fondamentale nella gestione del rapporto tra istituzione e visitatore, esplicando l’attività informativa prevista dal regolamento Unesco per i siti considerati Patrimonio mondiale dell’Umanità. E’ il luogo dove il visitatore viene accolto e deve ricevere tutte le indicazioni per un corretto approccio alla visita che si appresta a compiere e, al termine della stessa, tutti gli elementi che gli consentano di portare con sé una memoria dell’esperienza appena vissuta. In particolare, il visitor center dell’Orto Botanico sarà il luogo dove prendere contatto con gli elementi naturali, grazie alla struttura leggera e all’ampia presenza di vetro che lascia trasparire la natura esterna. Il padiglione è situato su un piano rialzato per non danneggiare le radici e il sedime delle piante storiche. Lo stesso piano è a sbalzo sul canale Alicorno per ricordare l’importanza dell’elemento acqua, condizione prima per la crescita del patrimonio botanico.

Il progetto botanico

Il percorso “La Pianta e l’Ambiente” si snoda nelle cinque serre, che rappresentano altrettante zone climatiche del pianeta Terra. Il visitatore, entrando, avvertirà immediatamente, come sensazione soggettiva, la percezione delle condizioni climatiche che caratterizzano ogni serra e sarà anche colpito visivamente dalla maggiore o minore complessità strutturale della vegetazione propria del tipo di bioma che la serra vuole rappresentare. Il visitatore sarà però stimolato ad andare oltre la semplice percezione soggettiva delle condizioni climatiche. Appositi pannelli evidenzieranno i valori di temperatura e umidità relativa reali e saranno accompagnati dalla rappresentazione grafica delle condizioni climatiche che vengono riprodotte in ogni serra nell’intero corso dell’anno (climogramma). Il materiale vivo utilizzato proverrà innanzitutto dalle collezioni già esistenti, al momento localizzate nelle serre che saranno oggetto di restauro.

La principale fonte energetica è data dai raggi solari che riscaldano l’aria interna. L’energia notturna di irraggiamento fornita dalle masse poste tra la quota 0 e la quota +5.00 e le superfici apribili motorizzate nelle parti inferiori e in copertura genera moti convettivi per la ventilazione degli ambienti. Pannelli fotovoltaici producono circa 47 kW di energia elettrica per il funzionamento dell’impianto autonomo di alimentazione idrica e dei sistemi di controllo climatico. Le serre con sistemi di irrigazione a goccia e per nebulizzazione attingono da una cisterna di 450 mc in cui viene convogliata l’acqua piovana dalle diverse vasche e filtrata su un sistema drenante delle falde sottostanti che regola l’afflusso o il deflusso di acqua in eccesso verso la cisterna.

cicli energetici

Il percorso “La Pianta e l’Uomo” illustra quali specie abbiano accompagnato e sostentato, nei diversi contesti biogeografici e storici, in modo determinante la vita umana, spiegando come nelle diverse parti del pianeta, ogni civiltà si sia sviluppata basandosi sull’utilizzo di specie vegetali appartenenti alle flore locali e come nel corso del tempo le specie native, addomesticate in certe particolari aree del pianeta, siano state ampiamente diffuse anche al di fuori dei loro luoghi di origine, modificando talvolta alcune delle loro caratteristiche e/o ambiti di utilizzo. Il percorso è condotto come una sorta di viaggio nel tempo che permette di conoscere meglio l’evolversi del rapporto Pianta-Uomo.

Il termine del percorso è dato dall’ingresso nell’area della “Pianta nello Spazio”, passaggio ultimo di adattamento estremo a condizioni climatiche impossibili dal punto di vista naturale, ma rese possibili dalla tecnologia e dalla volontà dell’uomo di superare i limiti fisico-naturalistici sinora conosciuti, nel tentativo di “esportare” la vita oltre la superficie terrestre.

stazione orbitante