Scheda Clinica Medica

Un involucro positivo

Strategie per migliorare il contesto

 

Il progetto prevede la ristrutturazione e l’ampliamento con cambio d’uso di un edificio posto in un centro di medie dimensioni della pedemontana veneta, in prossimità di una strada di grande scorrimento e di uno dei principali incroci stradali. La richiesta della committenza di trasformare l’edificio in una clinica di chirurgia estetica e la particolare posizione del lotto ha indotto a riflettere sui rapporti che si possono creare tra il nuovo edificio e l’ambiente che lo circonda. Di fronte alla scarsa qualità dell’edificato e degli spazi limitrofi, si è optato per un’architettura che svolgesse un ruolo attivo e propositivo di relazione con l’habitat nel quale si doveva inserire, in grado di modificare in modo significativo le usuali relazioni tra intervento e tessuto urbano. Si è scelto di trattare l’edificio come una sorta di organismo con vita propria dettata all’interno dalle funzioni e dai sistemi complessi degli impianti tecnologici, e che si relaziona con l’esterno attraverso la pelle che lo contiene e ne delimita la forma, in un continuo interscambio. Un gioco di relazioni e di reciprocità, nel quale lo strato liminare architettonico diviene parte attiva nel supportare l’attività di cura svolta all’interno con la prevenzione attiva e l’informazione. L’architettura è considerata come una sorta di macchina non chiusa in se stessa, ma aperta per osmosi al mondo che la circonda del quale riesce a ottimizzare le qualità principali. La scelta è stata quella di utilizzare tutta la superficie architettonica disponibile per incidere attivamente sui processi naturali e fisico-chimici che portano all’abbattimento degli elementi inquinanti che si generano lungo le principali arterie di traffico. Lo studio del sito e dei movimenti dei venti prevalenti in un intorno significativo ha portato alla creazione di modelli di trattamento delle masse d’aria che inducono un miglioramento della composizione dei parametri esistenti. Inoltre lo spazio e la superficie più visibile sono utilizzati per la comunicazione di messaggi e immagini agli utenti trasmessi con retro proiezioni nella fascia sommitale dell’edificio. Il progetto prevede il trattamento della superficie in quattro diverse modalità che danno diversi, ma significativi, risultati di bilancio ambientale, di miglioramento della composizione chimico-fisica dell’aria circostante e quindi di prevenzione delle malattie cardiovascolari e delle formazioni di neoplasie per gli abitanti della zona.

La fotocatalisi

La fotocatalisi è il fenomeno naturale, che ha molte affinità con la sintesi clorofilliana, per cui una sostanza, chiamata fotocatalizzatore, attraverso l’azione della luce naturale o artificiale, attiva un forte processo ossidativo che porta alla trasformazione di sostanze organiche e inorganiche nocive, in composti assolutamente innocui. Si tratta di materiali innovativi ed ecologicamente sostenibili che attraverso l’uso delle nanotecnologie possono dare un significativo apporto al miglioramento dell’aria che ci circonda all’interno dei centri abitati. La capacità di pulire l’aria circostante, da prove sperimentali condotte da Italcementi, è stata calcolata in circa 200 m3/giorno per mq di superficie trattata con materiali fotocatalitici. Tale valore è riferito a una giornata di normale illuminamento e con media ventilazione. Si può quindi stimare che l’edificio nel suo complesso, con una superficie intonacata di circa 500 m2, attiva un processo di purificazione dell’aria che si respira, pari a circa 100.000 m3 di aria al giorno. Vengono così abbattuti la maggior parte degli elementi inquinanti derivati dalla combustione di elementi gassosi e di derivazione dalla combustione degli idrocarburi quali anidride carbonica, PM10, ossido di zolfo, ossido di azoto ecc. Tale risultato viene ampliato dalla posa in opera sul piano destinato al parcheggio degli autoveicoli di una pavimentazione realizzata a sua volta con materiali a base di biossido di titanio, innescanti il processo di fotocatalisi alla quota 0.00.

Giardino verticale

L’azione svolta dal giardino verticale si pone su più livelli di azione attiva con positivi riscontri nell’ambiente circostante. Da un lato l’azione della fotosintesi clorofilliana induce gli usuali processi di riduzione dell’anidride carbonica e di produzione di ossigeno tipici degli elementi vegetali svolti sotto l’azione dei raggi solari.Crea inoltre una naturale sensazione di benessere dovuta dalla presenza delle piante. Ad esse si accompagna l’azione cromatica del colore verde, che dà la sensazione di calma e tranquillità alle persone, in particolare per chi si appresta a entrare in una struttura sanitaria, che si affronta usualmente con un atteggiamento negativo. Si è stimato che la parete vegetale possa contribuire al bilancio ambientale con un assorbimento di circa 40 kg di anidride carbonica e l’emissione nell’atmosfera circostante di circa 60 kg di ossigeno, oltre all’effetto di evotraspirazione valutato in 20 kg/anno. Il posizionamento del paramento vegetale è stato studiato in rapporto agli impianti di trattamento dell’aria interna al fine di ottimizzare la qualità della miscela che viene prelevata dall’esterno per consentire i ricambi interni previsti dalla normativa. La tubazione di prelievo è stata posta nel punto in cui risulta essere migliore l’effetto di abbattimento fotocatalitico e maggiore l’apporto di ossigeno generato in relazione all’abbassamento di quantità dell’anidride carbonica. La piantumazione degli elementi vegetali è stata prevista in relazione all’orientamento delle pareti e in funzione della emanazione di aromi e di sostanze odorose che danno una sensazione di piacevolezza per chi entra nella clinica. Lo scopo è di creare un rapporto di empatia tra l’edificio, con le funzioni in esso contenute, e il potenziale fruitore. Tale percorso odoroso prosegue anche all’interno dove sono collocati degli emanatori elettrici di aromi collocati in particolari punti degli spazi comuni, non visibili ma che determinano dei percorsi olfattivi.

Impianto fotovoltaico

Ai fini del contributo per la riduzione dei gas a effetto serra e alla riduzione delle emissioni di CO2, la parte orizzontale della sommità della copertura viene utilizzata per lo sfruttamento dell’energia solare e la produzione di energia elettrica che viene poi utilizzata dalle apparecchiature e dagli impianti posti sotto la pelle dell’edificio.
Viste le ridotte dimensioni dell’edificio e la volontà della Committenza di utilizzare al massimo le potenzialità date dalla superficie esistente, è stata scelta la tecnologia delle membrane impermeabilizzanti fotovoltaiche che danno notevoli risultati in termini di produzione di energia elettrica annullando l’impatto visivo dell’impianto di produzione ridotto a pochi millimetri di spessore. A fronte di una produzione media calcolata sull’andamento ciclico giornaliero e stagionale di 4,73 kw/ora è stata verificata una potenziale mancata emissione di CO2 pari a 4.375,0 kg/anno da parte di una centrale termoelettrica.

Mutazione della “pelle”

Tra la fauna vi sono specie di animali in grado di mutare il proprio aspetto nel chiaro intento di comunicare emozioni, sensazioni, adattamenti all’ambiente, con una semplice modifica dell’aspetto, della forma o della cromia della pelle. Analogamente la parte sommitale del paramento murario si trasforma nelle ore serali, quasi fosse un camaleonte, per svolgere un’attività di comunicazione dell’attività svolta dalla clinica estetica e per dare informazioni di carattere medico-scientifico e di tipo divulgativo. La posizione strategica rispetto a una delle principali arterie viarie e la possibilità di retroproiettare immagini e luci consente lo sviluppo di uno strumento di informazione nei confronti dei cittadini/utenti che transitano in prossimità. Si ritiene che il ruolo di una struttura medico-sanitaria non sia solo quello di curare e migliorare le condizioni fisiche di chi vi fa ricorso, ma, prima di tutto, quello di essere veicolo per diffondere informazioni per la prevenzione delle principali patologie generate molto spesso dall’inquinamento dell’aria che si respira.